Ordine, autorità e sacrificio nell´universo chiuso di Clarens. Il limite della comunità in Jean-Jacques Rousseau

Danti, Dario Ordine, autorità e sacrificio nell´universo chiuso di Clarens. Il limite della comunità in Jean-Jacques Rousseau. [Articles (Articoli)]

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Abstract

L'argomento del Primo libro del Contratto sociale è molto suggestivo: Rousseau si pone una domanda impegnativa e al tempo stesso provocatoria, ossia per quale motivo «l'uomo è nato libero, e dovunque è in catene». Prendendo come assunto l'assenza di libertà quale caratteristica fondativa dell'uomo corrotto in società, nell'Emilio Rousseau fa rilevare che «il primo di tutti i beni non è l'autorità, ma la libertà»[3]. Libertà e felicità da ricercare in una solitudine tratto costituente dell'uomo e conforme all'ordine naturale: un essere solitario è, per Rousseau, un essere realmente felice. A questo livello andrebbe indagata a fondo l'argomentazione circa l'assenza della libertà e si potrebbe divaricare l'analisi sulla ricerca del 'luogo' nel quale risiede il male delle catene, ovvero se esso vada rintracciato nell'oppressione della società, oppure se sia insito nella scissione dell'intimo umano fra 'essere' e 'dover essere'. Secondo Jean Starobinski, che s'inserisce nel filone inaugurato da Ernst Cassirer[4], «il male viene prodotto attraverso la storia e la società, senza alterare l'essenza dell'individuo» e quindi «la colpa della società non è colpa dell'uomo nella sua essenza, ma nei suoi rapporti»: è dunque «nelle mani dell'uomo, non nel suo cuore che tutto degenera». Al contrario, secondo una riformulazione di tale interpretazione, altri studiosi vedono il male «annidato nell'interiorità del soggetto, configurandosi semmai, in questa prospettiva, la “società” non come causa, ma come occasione di esso». La «machine politique» che Rousseau ha edificato nel Contratto dovrebbe assicurare a tutti i cittadini la «vertu publique», dovrebbe, nello stato civile, permettere il godimento della «libertà civile» e della «libertà morale»: in questo senso il male dell'«amor proprio» sarebbe tenuto a freno. L'amor proprio, inizialmente definito come «feroce», è sviluppato nella dialettica con l'«amor di sé», ossia nella tensione e scissione interna dell'io fra egoismo e innocenza.

Item Type: Articles (Articoli)
Additional Information: Articlo pubblicato in www.sifp.it il 13/11/2007.
Uncontrolled Keywords: Contratto sociale, Nuova Eloisa, autorità, sacrificio, dono, contratto, passioni
Subjects: P Philosophy
Depositing User: Unnamed user with email info@prospettive.biz
Date Deposited: 04 Jun 2008 10:56
Last Modified: 04 Jun 2008 10:56
URI: http://eprints2.sifp.it/id/eprint/21

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