ÿþSEMINARI E CONVEGNI POLITICA E FILOSOFIA DI FRONTE AL PROBLEMA DEL MALE 14-03-2005 SERGIO CARUSO IL MALE COME MORTE DELLA PASSIONE. CONSIDERAZIONI PSICOANALITICHE SULL'AGGRESSIVITA' DISTRUTTIVA <html xmlns:o="urn:schemas-microsoft-com:office:office" xmlns:w="urn:schemas-microsoft-com:office:word" xmlns="http://www.w3.org/TR/REC-html40"> <head> <meta http-equiv=Content-Type content="text/html; charset=windows-1252"> <meta name=ProgId content=Word.Document> <meta name=Generator content="Microsoft Word 9"> <meta name=Originator content="Microsoft Word 9"> <link rel=File-List href="./caruso-pronto_file/filelist.xml"> <title>LUMSA, Roma - cattedra di Filosofia politica</title> <!--[if gte mso 9]><xml> <o:DocumentProperties> <o:Author>.</o:Author> <o:LastAuthor>Luca</o:LastAuthor> <o:Revision>2</o:Revision> <o:TotalTime>4</o:TotalTime> <o:Created>2006-04-18T16:06:00Z</o:Created> <o:LastSaved>2006-04-18T16:06:00Z</o:LastSaved> <o:Pages>1</o:Pages> <o:Words>4557</o:Words> <o:Characters>25980</o:Characters> <o:Company>.</o:Company> <o:Lines>216</o:Lines> <o:Paragraphs>51</o:Paragraphs> <o:CharactersWithSpaces>31905</o:CharactersWithSpaces> <o:Version>9.2812</o:Version> </o:DocumentProperties> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> </w:WordDocument> </xml><![endif]--> <style> <!-- /* Font Definitions */ @font-face {font-family:Tahoma; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:1627421319 -2147483648 8 0 66047 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:""; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} p.MsoFootnoteText, li.MsoFootnoteText, div.MsoFootnoteText {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; text-align:justify; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} span.MsoFootnoteReference {vertical-align:super;} a:link, span.MsoHyperlink {color:blue; text-decoration:underline; text-underline:single;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed {color:purple; text-decoration:underline; text-underline:single;} p.Stile1, li.Stile1, div.Stile1 {mso-style-name:Stile1; mso-style-parent:"Testo nota a piè di pagina"; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; text-align:justify; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:35.4pt; mso-footer-margin:35.4pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} --> </style> </head> <body lang=IT link=blue vlink=purple style='tab-interval:35.4pt'> <div class=Section1> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>[...] La prospettiva da cui muovo è fortemente influenzata dalla psicoanalisi. In qualche passaggio - mi perdonerete - sarò perfino un po' tecnico, almeno per i non addetti ai lavori. Spero tuttavia di rimanere ben distante da qualunque psicologismo. Faccio questa precisazione, perché mi paiono poco interessanti sul piano filosofico ed egualmente insoddisfacenti sul piano scientifico (non seriamente psicologiche, bensì psicologistiche, appunto) quelle posizioni che riducono il male morale alla violenza aggressiva. Sia che vedano tale violenza come inestirpabilmente connessa con la natura umana, sia che la vedano come effetto di condizioni sociali passibili di bonifica radicale. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Il male non coincide con la violenza come tale, né sta nelle pulsioni aggressive<o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Cominciamo col dire che il Male, quello con la maiuscola, non può coincidere con la violenza fisica, specie se diretta contro chi ci vorrebbe opprimere (a meno di voler considerare  male la legittima difesa di quanto fa la vita degna d'esser vissuta, a cominciare dalla libertà). Del resto, non solo si dà violenza fisica senza che ciò comporti un male morale, ma del pari si dà male morale senza violenza fisica (basta pensare alla calunnia). Male morale e violenza fisica possono <i style='mso-bidi-font-style:normal'>occasionalmente</i> coincidere, e <i style='mso-bidi-font-style:normal'>spesso</i> lo fanno; ma si collocano - fin troppo ovvio! - su due piani concettualmente diversi.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ancor meno il male può esser fatto coincidere con ogni tipo di pulsione aggressiva che possa avere corso nella vita sociale, specie se sublimata o comunque espressa in forme  civili (che riducano la violenza al minimo indispensabile). La frequenza e l'intensità della <i style='mso-bidi-font-style:normal'>violenza co-specifica</i> - fra individui e fra gruppi - possono forse venire fortemente ridotte in un futuro ipotetico, ma le <i style='mso-bidi-font-style:normal'>pulsioni aggressive</i> - difensiva, predatoria, gerarchica - quelle sì fanno parte integrante della natura animale dell'uomo, né possiamo farne a meno per sopravvivere: per tutelare gli oggetti d'amore, per concepire e raggiungere traguardi agognati, per competere magari lealmente fra noi e persino - ciò va sottolineato - per far sì che tutti rispettino le regole della competizione e per punire chi non lo fa. Non a caso e senza alcun imbarazzo diciamo  odioso , cioè tale da suscitare il <i style='mso-bidi-font-style:normal'>nostro</i> odio, ogni comportamento che faccia strame di regole e valori che ci stanno a cuore.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Così concepite <i style='mso-bidi-font-style:normal'>le pulsioni aggressive sono indisgiungibili da quelle erotiche</i> ed egualmente necessarie alla cura degli oggetti d'amore. L'umana coesistenza - Freud lo sapeva bene - non ha nulla d'idillico, ed è arduo pensare che non dico l'aggressività, ma perfino l'odio possano mai esserne eliminati. Tuttavia, nella normalità dei casi amore e odio, Eros e Thanatos, pulsioni libidiche e pulsione aggressive sono fuse insieme in quello che Freud chiamava «impasto delle pulsioni» (<i style='mso-bidi-font-style: normal'>Triebmischung</i>). Non già nel senso che investono lo stesso <i style='mso-bidi-font-style:normal'>oggetto</i> (com'è nel caso dell'«ambivalenza affettiva»), bensì nel senso che fanno parte - diremo così - di uno stesso <i style='mso-bidi-font-style:normal'>progetto</i>, cioè nel senso che accendono e tengono viva una certa passione. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Anzi, dice lo psicoanalista tedesco Gunther Ammon [1970]: nonché <i style='mso-bidi-font-style: normal'>cogitans</i> (nel senso quanto mai limitativo del razionalismo cartesiano) l'Ego dev'essere riguardato come <i style='mso-bidi-font-style: normal'>adgrediens</i>. E questo <i style='mso-bidi-font-style:normal'>ad-gredi</i> , che fa parte di ogni sana costituzione dell'Io, è da intendere alla lettera come capacità di  farsi avanti ed essere <i style='mso-bidi-font-style:normal'>attivi</i> anziché  passivi ; insomma, come <i style='mso-bidi-font-style:normal'>espansione vitale dell'Io</i> e come <i style='mso-bidi-font-style:normal'>aggressività costruttiva</i>, anziché distruttiva. Del resto, pure se guardiamo al collettivo, la posizione di attacco-fuga è uno degli assunti-base della mentalità di gruppo, una delle frequenze naturali su cui gli individui si possono sintonizzare per fare gruppo [Bion 1961]; e, se gli individui non avessero questa naturale capacità, nessun gruppo potrebbe cooperare non dico per respingere un nemico ma neppure - metafora significativa! - per  aggredire un problema e trovarne la soluzione.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Non ha senso dunque identificare il male con una generica aggressività. Per parlare di  male abbiamo bisogno di una specificazione ulteriore.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Fromm: le forme patologiche della  distruttività umana <o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Erich Fromm è uno dei pochi autori che abbiano cercato di comprendere - in chiave di psicologia psicoanalitica - la «disposizione al bene e al male» [Fromm 1947, 1964]. A lui dobbiamo una importante distinzione fra la generica aggressività e le sue forme  maligne . Fromm ne ha individuate tre: il  narcisismo maligno (più che mai virulento quando si manifesta come narcisismo di gruppo); la  necrofilia ; l' indifferenza sadica . Non ho qui modo di spiegare a fondo questi tre concetti né di riassumere come Fromm ne analizzi le dinamiche soggiacenti. Mi limito a dire che in ciò, nelle forme maligne e in qualche modo degenerate dell'aggressività naturale, consiste quella che Fromm [1973] chiama  distruttività umana . Nella distruttività, possiamo riconoscere il sostrato psicologico del male morale e, per così dire, il  male considerato da un altro punto di vista. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>E' ben vero che Fromm considera il male morale - così riconcepito - come una patologia della psiche individuale e di converso il male politico, la distruttività di certi regimi e di certi movimenti, come una patologia della psiche collettiva (una  sociosi , per usare il suo lessico). Ma diversamente da quanto si crede - soprattutto da coloro che liquidano Fromm senza leggerlo - ciò non vuol dire affatto ch'egli liquidi la libertà umana (siamo tutti corresponsabili della nostra storia), né vuol dire che Fromm abbia una visione così rosea e ottimistica da ritenere che si possano facilmente mutare le condizioni patogene - nell'educazione, nella vita sociale - e che, dunque, l'umanità si possa rapidamente e completamente liberare da ogni tentazione distruttiva e autodistruttiva. Fromm - l'unico vero psicoanalista fra tanti lettori di Freud che provenivano dalla scuola di Francoforte - non manca affatto di senso tragico della vita, né indulge più di tanto all'utopismo. Rosea dev'essere ritenuta, semmai, la visione di quel Marcuse che amava ergersi a critico di Fromm: la società ludica di <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Eros e civiltà</i> (1955). Egli, Fromm, sa bene che l'educazione e le riforme possono solo moderare e contenere le manifestazioni della distruttività umana, in particolare quelle collettive che si manifestano sul piano politico, così come certe misure igieniche possono rendere episodica una malattia già endemica. Ma non s'illude che la distruttività, per il solo fatto di essere una  patologia , possa essere ovunque debellata una volta per tutte. Del resto, credere nella possibile cancellazione di ogni malattia dell'anima non sarebbe meno irrealistico che credere nella possibile cancellazione di ogni malattia del corpo...<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>L'aggressività distruttiva come degenerazione dell'aggressività costruttiva<o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ridimensionate le ambizioni pratiche, la domanda nondimeno resta importante: <i style='mso-bidi-font-style:normal'>che cosa</i> produce la trasformazione dell'aggressività sana e  costruttiva (l'<i style='mso-bidi-font-style:normal'>adgredi</i> di Ammon) in distruttività patologica (quella fenomenologizzata da Fromm)? Quale maligno processo produce questo  cancro nella psiche individuale e nella vita sociale?<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>A me pare (e in ciò sopra tutto vorrei far consistere il mio contributo a questo dibattito) che <i style='mso-bidi-font-style:normal'>possiamo concepire il narcisismo maligno di gruppo, la sindrome necrofila e l'indifferenza sadica come degenerazioni - rispettivamente - dell'aggressività difensiva, dell'aggressività predatoria e dell'aggressività gerarchica</i> (nessuna delle quali sarebbe di per sé men che naturale, come l'etologia sa bene). <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ma: che vuol dire  degenerazione ? E come accade che essa abbia luogo? La degenerazione non implica in questo caso nessun atavismo e non ha proprio nulla di  bestiale . Si tratta al contrario di un processo squisitamente umano.  Degenerazione vuol dire qui, semplicemente, che tre <i style='mso-bidi-font-style: normal'>patterns of behaviour</i> del tutto naturali (rispettivamente finalizzati alla difesa, all'acquisizione, alla competizione), e inevitabilmente congegnati in forme più o meno  aggressive (ma nulla ancora aventi a che fare con l' odio ), vengono svincolati dalle circostanze oggettive, cioè dalla reale emergenza di un interesse vitale, per risultare perennemente azionabili e nel contempo difficilmente frenabili. Perché tutto funziona da  segnale d'avvio del comportamento aggressivo (quel che gli etologi chiamano IRN, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Innate Release Mechanism</i>) e nulla funziona da segnale di <i style='mso-bidi-font-style:normal'>exit</i>. In altri termini, uno o più schemi del comportamento aggressivo divengono schemi a <i style='mso-bidi-font-style:normal'>feed back</i> positivo, da cui non è più possibile uscire. Col che l'aggressività finalizzata diventa odio fine a sé stesso: un  odio libero , nello stesso senso in cui si parla di  ansia libera . <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>L' odio libero come confusione fra ciò che è vivo e ciò che è morto<o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Non ci sarebbe ancora nulla di  malato , dal punto di vista psicologico, né ci sarebbe nulla di  male , dal punto di vista morale, nell'odiare qualcuno o qualcosa, se concretamente percepissi che qualcuno o qualcosa vogliono distruggere o gravemente impoverire la mia vita. L'odio in tal caso andrebbe ancora di pari passo con l'amore per la vita: non sarebbe un odio  libero , bensì un odio  legato (cioè funzionale alla protezione degli oggetti d'amore), e nulla avrebbe a che fare con quella che Fromm chiama «sindrome di decadimento». Il guaio vero nasce quando erompe un odio generalizzato per tutto quanto è vivo. E ciò è squisitamente umano, perché implica una serie di mediazioni simboliche (come quando l'odio s'indirizza in <i style='mso-bidi-font-style:normal'>abstracto</i> verso una categoria, liberamente fluttuando su qualunque elemento dell'insieme).<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Parafrasando per scherzo (ma neanche poi tanto) il DSM IV, potremmo ridefinire la malvagità - in termini psichiatrici - come DOG o Disturbo d'Odio Generalizzato,<a style='mso-footnote-id:ftn1' href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""><span class=MsoFootnoteReference><span style='mso-special-character:footnote'><![if !supportFootnotes]>[1]<![endif]></span></span></a> e <i style='mso-bidi-font-style:normal'>dogged</i> colui che odia tutto e tutti in maniera  accanita !<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>L'odio libero - come l'ansia libera - fa stare male, molto male; e colui che ne è affetto, per difendersi, deve (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>a</i>) cercare un oggetto dove scaricarlo, oppure (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>b</i>) realizzare trasformazioni che lo rendano meno penoso, oppure (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>c</i>) trovare comunque un senso per quello che prova (e siccome l'uomo è una macchina di senso, lo trova sempre anche se non c'è). Nel primo caso (deflessione dell'odio libero su un oggetto esterno o più facilmente su una categoria di supposti nemici) abbiamo il narcisismo maligno, che costituisce un po' la parodia dell'aggressività difensiva: <i style='mso-bidi-font-style:normal'>odio la vita altrui per non odiare la mia</i>. In altre circostanze l'odio per la vita può sospingere il soggetto a erotizzare la morte, cioè a <i style='mso-bidi-font-style:normal'>trattare le cose morte come se fossero vive</i> (ed è il caso della necrofilia); oppure, ancora, è l'odio stesso che viene erotizzato, spingendo il soggetto a <i style='mso-bidi-font-style:normal'>trattare le cose vive come se fossero morte</i> (ed è il caso dell'indifferenza sadica). <i style='mso-bidi-font-style:normal'>In tutti e tre i casi, è presente una terribile confusione fra ciò che è vivo e animato, e ciò che è morto o inanimato. </i>Nel che mi pare importante sottolineare la presenza di una distorsione percettiva, oltre che affettiva, che per certi versi (e solo per quelli) assimila la degenerazione dell'aggressività, e la malvagità che ne consegue, ad alcune forme psicotiche. E qui ci soccorre il pensiero di Bion. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Bion: la liberazione dell'odio come disturbo della funzione K<o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Infatti, questa capacità di distinguere ciò che è vivo e ciò che è morto, ciò con cui vale la pena legarsi e ciò che intossica la vita, va di pari passo con quella funzione della psiche che lo psicoanalista britannico Wilfred R. Bion [1965] chiama K (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Knowledge</i>). A dispetto del nome, K non è una funzione <i style='mso-bidi-font-style:normal'>stricto sensu</i> cognitiva, è una delle tre forme possibili di legame con l'oggetto; le altre due sono L (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Love</i>) e H (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Hatred</i>). Orbene, K in quanto forma di legame con l'oggetto non è tanto, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>conoscenza raggiunta</i>, quanto <i style='mso-bidi-font-style:normal'>desiderio di conoscenza</i>: curiosità, pensare insaturo, esplorazione del nuovo, sentimento del possibile, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>bisogno di verità</i>. La mente - dice Bion - ha bisogno di verità così come il corpo ha bisogno di cibo. La verità, i filosofi l'hanno sempre saputo, è il cibo della mente; la falsità, aggiunge Bion, è il suo veleno. E di tutte le falsificazioni, la confusione fra vivo e morto è quella peggiore. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Non posso qui dilungarmi sulla teoria bioniana delle tre forme-legame (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>links</i>). Mi limito a dire che esse sono <i style='mso-bidi-font-style:normal'>funzioni</i> in senso stretto, cioè nel senso che ognuna di esse rende possibili peculiari <i style='mso-bidi-font-style: normal'>trasformazioni</i> del vissuto grezzo in esperienze più o meno significative. Non sono del resto le uniche funzioni della mente descritte da Bion (basta pensare alla Funzione ±, responsabile della <i style='mso-bidi-font-style:normal'>rêverie</i>, senza cui non sarebbe neppure possibile costruire l'oggetto).<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Voglio tuttavia sottolineare alcune differenze fra la <i style='mso-bidi-font-style: normal'>one-body psychology</i> di Freud e l'<i style='mso-bidi-font-style: normal'>object-relation theory </i>nella singolare versione proposta da Bion. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Nella prima ciò che sta in primo piano sono le  pulsioni erompenti nell'Es che investono l'oggetto; nella seconda ciò che sta in primo piano sono le  relazioni del soggetto con l'oggetto e, particolarmente in Bion, le funzioni della mente che ne sono responsabili. Per Freud le pulsioni (considerate rispetto alla fonte, come tipo di energia istintuale) si riducono a due: Eros e Thanatos. Per Bion invece le tipiche forme di legame con l'oggetto sono tre: L (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Love</i>) e H (<i style='mso-bidi-font-style: normal'>Hatred</i>), che possiamo far corrispondere su un piano diverso a Eros e Thanatos, però anche K (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Knowledge</i>), un tipo di legame che non ha in Freud alcuna consistenza autonoma. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Inoltre, nella teoria bioniana ognuna delle tre funzione può agire in positivo (+L, +H, +K), com'è normale che sia, oppure talvolta invertire il corso e agire in negativo (-L, -H, -K). Tanto per capirsi: <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ï% quando +L (amore)’!-L (non-amore, o amore dell'anedonia) ne deriva al soggetto un moralismo  puritano , fortemente superegoico e generalmente sessuofobico, cioè quell'atteggiamento che trova espressione istituzionale nelle <i style='mso-bidi-font-style:normal'>chiese</i>;<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ï% quando +H (odio)’!-H (non-odio, o odio dell'odio) ne deriva al soggetto un ipocrita  buonismo alieno da qualsivoglia conflitto, cioè quell'atteggiamento che trova espressione istituzionale in un certo <i style='mso-bidi-font-style: normal'>pacifismo</i>;<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ï% quando +K (odio)’!-K (non-conoscenza, rifiuto del nuovo e ricerca selettiva del vecchio) ne deriva al soggetto una disposizione a rapportarsi all'oggetto senza volerlo conoscere, cioè quell'atteggiamento che trova espressione istituzionale nella <i style='mso-bidi-font-style:normal'>prostituzione</i> (sia offerta che domandata); ma sopra tutto ne deriva una disposizione generale a  sputtanare ogni possibile esperienza e la tendenza a trasformare il vissuto in certi modi: per ricavarne non  verità che nutrono bensì  menzogne che intossicano la mente e ne stravolgono <i style='mso-bidi-font-style:normal'>tutte</i> le funzioni. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Entro questo schema, evidentemente più complesso di quello Eros/Thanatos, non abbiamo più solo <i style='mso-bidi-font-style:normal'>un conflitto</i> fra due pulsioni, come nella concezione freudiana dell'ambivalenza irrisolta, ma <i style='mso-bidi-font-style:normal'>tre dis-funzioni</i> dell'apparato mentale (o più, secondo le combinazioni possibili). <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Peraltro, la funzione K assume nello schema di Bion un ruolo centrale. Ed è proprio da essa, da una qualche <i style='mso-bidi-font-style:normal'>K-malfunction</i>, che deriva quella morte delle passioni genuine da cui scaturisce l'odio libero. Quell'insieme di tendenze distruttive e autodistruttive che siamo soliti, con Freud, riunire sotto il nome di pulsione di morte (<i style='mso-bidi-font-style: normal'>Todestrieb</i>) e che la Klein fa coincidere con l'invidia massiva, «pulsione di morte allo stato puro», non sempre coincidono nello schema bioniano con le pulsioni informate da +H (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Hatred</i>); esse hanno piuttosto a che fare con -K (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>anti-Knowledge</i>). Dal che già cominciamo a vedere quanto profondamente l'aggressività distruttiva e l'odio  libero comportino un <i style='mso-bidi-font-style:normal'>attacco alla verità</i>.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Meltzer: una psicoanalisi della  passione <o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ho parlato di morte delle <i style='mso-bidi-font-style:normal'>passioni genuine</i>, che tengono l'odio  legato , quale condizione favorevole alla degenerazione distruttiva dell'aggressività. Questo di  passione non è un termine tipicamente freudiano. Si tratta di un nobile vecchio concetto - di volta in volta espresso con parole diverse - che nella storia della filosofia moderna ritrova qualche momento di gloria con Spinoza, e poi con la <i style='mso-bidi-font-style:normal'>moral philosophy</i> (per es. in Shaftesbury), per essere successivamente dimenticato o, peggio, guardato con diffidenza sia dai filosofi che dagli psicologi. Quasi che le passioni fossero solo un <i style='mso-bidi-font-style:normal'>pericolo</i> per l'integrità dell'Io, da tenere a bada con la ragione (com'è nella linea di pensiero che va dagli stoici a Cartesio), e non anche una <i style='mso-bidi-font-style:normal'>risorsa</i>. Bisogna dare atto a una serie di autori specialmente italiani di averlo problematicamente reintrodotto nel campo filosofico-sociale, psicologico-sociale e filosofico-morale [per tutti: Pulcini 1989, 2001; Bodei 1991; Vegetti Finzi 1995; Natoli 2003; Benasayg-Schmit 2003]. Qui però mi rifaccio sopra tutto agli autori del c.d. sviluppo kleiniano, W.R. Bion [1973] e Donald Meltzer [1986, 1989], cui va il merito di avergli riconosciuto un posto importante nello strumentario terminologico e concettuale della psicoanalisi odierna.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>La passione non è una semplice pulsione erompente dall'Es. La passione fa parte dell'Io, del suo modo peculiare di mettersi in relazione con gli oggetti e di progettarsi nel mondo, mobilitando a tal fine e <i style='mso-bidi-font-style: normal'>congiuntamente</i> sia cariche libidiche sia cariche ad-gressive. In termini freudiani essa comporta sempre - l'abbiamo visto - un impasto o fusione di pulsioni; potremmo dire un  consorzio di pulsioni . Ma Donald Meltzer, sulla base di Bion, preferisce parlare di un <i style='mso-bidi-font-style:normal'>consortium of emotional links</i>, dove K gioca un ruolo di primo piano. Infatti, è proprio la funzione K - quando lavora in positivo, come +K - quella che tiene annodate le altre due, così permettendo di rapportarsi all'oggetto in maniera complessa e di farne realmente  esperienza . E' un po' come nella teoria lacaniana dei tre registri, dove l'ordine simbolico tiene annodato il reale all'immaginario in quello che Lacan chiama  nodo borromeo (al di qua dell'ordine simbolico, reale e immaginario restano slegati). Allo stesso modo +K tiene annodati l'Amore e l'Odio in quella che anche Meltzer chiama  passione . <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>La differenza fra pulsione e passione non è di poco momento, perché la pulsione, come pure l'«impasto di pulsioni» indirizzato verso un certo <i style='mso-bidi-font-style:normal'>oggetto</i>, sono tenute assieme da una <i style='mso-bidi-font-style:normal'>rappresentazione d'oggetto</i> stabilmente costituita nel mondo interno e tendono, quindi, verso la ripetizione; mentre la passione in quanto <i style='mso-bidi-font-style:normal'>consortium of emotional links</i> presuppone, con +K, un interesse per <i style='mso-bidi-font-style: normal'>l'oggetto che vive ed evolve</i>. Pertanto, solo una mente curiosa e amante del nuovo, solo una mente protesa verso l'<i style='mso-bidi-font-style: normal'>esplorazione</i>, può trovare  qualcosa (una persona, un progetto, una causa) così interessante da rimanere coinvolgente e degno d'amore perfino quando la sua evoluzione richieda revisioni o sacrifici. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Quando invece la funzione +K inverte il suo corso e lavora in negativo (-K) come disconoscimento del nuovo e ricerca sistematica del vecchio, allora il nodo della passione si scioglie e le cariche aggressive già messe al servizio degli oggetti d'amore (per conquistarli, per difenderli, per competere), da <i style='mso-bidi-font-style:normal'>ingredienti della passione</i> quali erano, diventano <i style='mso-bidi-font-style:normal'>tendenze aggressive fine a se stesse</i>: quello che definito  odio libero . E' questo un modo nuovo e più complesso di comprendere quello che Freud chiamava  disimpasto o  defusione delle pulsioni (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>Triebentmischung</i>).<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Le tossine che questo disfacimento della passione diffonde nella mente sono letali. </span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma;mso-ansi-language:EN-GB'>Come spiega James V. Fisher (in un saggio che, sulla base di Meltzer, rilegge le vicende del <i style='mso-bidi-font-style:normal'>King Lear</i>): «L and H split off from each other and from K become attempts to possess and control, while K split off from L and H becomes an attack on dreaded emotional links» [Fisher 2000]. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Come non riconoscere, nella rilettura shakespeariana di Fisher, le stesse manifestazioni dell'aggressività distruttiva descritte da Fromm: il narcisismo maligno (che non sopporta di essere smentito), la sindrome necrofila (che ama solo le cose morte) e sopra tutto l'indifferenza sadica (<i style='mso-bidi-font-style:normal'>possess and control</i>)? <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Il Male come menzogna  agita : la rabbia narcisistica delle Regine Cattive<o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>A questo punto, ben s'intende, il discorso sul male non finisce, bensì comincia. Nel senso che ci possiamo finalmente permettere di uscire dall'intuitivo per azzardare una definizione.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>L'idea di fondo che voglio proporre è questa: il  male - per meglio dire: quel genere di comportamenti in cui siamo soliti riconoscere l'emergere del Male con la M maiuscola - <i style='mso-bidi-font-style:normal'>ha a che fare con la menzogna</i> (ma <i style='mso-bidi-font-style:normal'>non</i> coincide col semplice fatto di mentire a qualcuno, né con le conseguenze di ciò). Più precisamente, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>il Male ha a che fare col mentirsi</i> (ma non coincide neppure col semplice fatto di mentire a se stessi). Più precisamente ancora, il Male ha a che fare con la reazione furiosa di chi, temendo di vedere smentite le vecchie credenze (che oscuramente  sa false, ma delle quali sente di non poter fare a meno), distrugge chiunque - con la sua intelligenza o con la sua semplice esistenza - apporti <i style='mso-bidi-font-style: normal'>novità</i> che possano revocarle in dubbio. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Un esempio - anzi, una figura archetipica - del Male così concepito sarà la Regina cattiva che, nella favola di Biancaneve, interroga lo specchio:  Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? . Qui siamo, ovviamente, nel campo di quello che Fromm chiamerebbe  narcisismo maligno . Orbene: se lo specchio continuasse a rispondere  Tu, mia Regina , nessun problema: la Regina resterebbe tranquilla. Ma quando lo specchio risponde  Biancaneve è la più bella del reame , cioè quando la verità - una verità dolorosa - affiora alla coscienza, la furia si scatena, il mostro erompe: la Regina distrugge lo specchio e mobilita tutte le forze di cui dispone per uccidere la stessa Biancaneve. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Tecnicamente, nella <i style='mso-bidi-font-style:normal'>self-psychology</i> di Heinz Kohut [1971,1972], si chiama <i style='mso-bidi-font-style:normal'>narcissistic rage</i>,  rabbia narcisistica ; ma se vogliamo dirlo in maniera più tradizionale, è l'erompere del Male. Per l'esattezza, è l'erompere del Male nella più temibile e più distruttiva delle sue manifestazioni: l'invidia, male allo stato puro. Quella  invidia massiva in cui Melanie Klein identificava il prevalere della pulsione di morte. Non a torto, perché si tratta di una condizione mortifera al di qua dell'Io, dove non è facile distinguere fra introflessione ed estroflessione: fra sentirsi morire, anzi dissolvere, da un lato, e voler uccidere chi mi fa sentire così, dall'altro. Una carica di morte che, ben diversamente dalle forme normali di aggressività, può essere indirizzata contro qualunque oggetto interno o esterno: contro sé, contro l'altro, contro il mondo intero. Come fa Hitler nella farneticazione finale del bunker di Berlino: quando rifiuta la resa, non perché speri più di vincere, ma perché auspica la morte di tutti i tedeschi e la definitiva cancellazione dalla carta geografica della Germania in quanto non è stata  degna di lui . Come fa il reverendo Jones, nel suicidio collettivo della setta della Guyana pochi anni fa. Come più modestamente fanno nel privato - chi non conosce casi del genere? - tutti coloro che di qualche torto reale o presunto vogliono vendicarsi <i style='mso-bidi-font-style:normal'>ad ogni costo</i>: disposti a distruggere la propria vita pur di distruggere quella di un altro.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Riassumendo: <i style='mso-bidi-font-style:normal'>vedo il Male come l'incontenibile brama di distruggere chiunque revochi in dubbio- con la sua intelligenza o con la sua semplice esistenza - certezze di cui un soggetto ritenga non poter fare a meno.</i> <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Questa definizione presenta, a mio modo di vedere, diversi vantaggi rispetto ad altre definizioni possibili. In primo luogo, è una definizione esplicativa, che già suggerisce una teoria psico-sociale del male o comunque ne dà le tracce. Si tratta d'indagare le condizioni sia individuali sia sociali che favoriscono reazioni del genere. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>In secondo luogo, è una definizione concettuale, non una definizione reale di tipo contemplativo. Essa descrive la struttura di una situazione, ma non presuppone alcuna indimostrabile essenza al fondo di essa. E' dunque una definizione che richiede un impegno ontologico minimo, col duplice vantaggio (a) di poter essere più facilmente condivisa da filosofie diverse e, soprattutto, (b) di tenerci alla larga da tutte quelle pseudo-spiegazioni misteriche e sostanzialmente tautologiche che presumono di spiegare ogni  male con l'esistenza del Male.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>In terzo luogo, nonostante rifiuti di ontologizzare il Male, di farne un'essenza, la concezione qui proposta non vuole affatto dissolvere l'idea del Male nella serie di cattiverie - piccole e grandi - che costellano la storia dell'umano convivere, né rifiuta di cimentarsi con la questione del Male in qualche modo  assoluto , del Male con la M maiuscola. Bisogna ammettere che ci sono comportamenti che vanno al di là della semplice cattiveria, comportamenti così malefici che pongono il soggetto nel ruolo quasi-sacerdotale di  officiante del Male ; insomma, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>manifestazioni di cattiveria assoluta che stanno al Male come il rito sta al mito.</i> <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Le visioni del mondo manichee come droghe per la mente<o:p></o:p></span></i></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Orbene: questo è precisamente il Male di cui stiamo parlando. Infatti (riparto dalla definizione): gli officianti del Male, le Regine cattive, non vogliono solo uccidere Biancaneve, l'innocente di turno; vogliono anche distruggere quei valori che non riescono a possedere (nella favola, la bellezza) e vogliono, soprattutto, uccidere la verità. Sono dunque tre gli elementi in gioco che vengono a coincidere: un fatto (l'esistenza dell'innocente), un valore (in essa personificato), un'idea (che smentisce le pretese). Il  male vuole distruggerli tutti e tre, per ripristinare le sue certezze. Ed è proprio questo che conferisce al Male con la maiuscola una dimensione mitica. Cos'altro vuol dire, infatti, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>mythos</i> se non la coincidenza originaria d'idea, fatto e valore? <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Questo dunque fa il Male: non è solo che abbia un nemico, è che lo idealizza! Fa di esso un anti-mito, un antagonista mitico, e fa della sua riduzione a nulla la condizione di sopravvivenza del <i style='mso-bidi-font-style:normal'>proprio</i> mito. Così facendo, l'officiante del Male riesce a idealizzare se stesso; può vivere la propria distruttività come un <i style='mso-bidi-font-style:normal'>épos</i>, come un'impresa di proporzioni mitologiche, e trovare in ciò una giustificazione narcistica di qualunque cattiveria. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Ciò che succede nel campo storico-politico, coinvolgendo comunità intere, non è solo un  mentirsi , ma un  mentirsi alla grande . E' ciò che succede con le visioni del mondo: l'epica della <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Weltanschauung</i>, mito contro mito, dualismo manicheo. Della disposizione a  mentirsi alla grande , delle sue cause e delle sue conseguenze, ho parlato approfonditamente in un vecchio saggio; mi permetto qui di rimandare ad esso [Caruso 1992]. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Una osservazione, per concludere. Le <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Weltanschauungen</i> manichee, in particolare quelle che rispecchiano il narcisismo di gruppo, sono come una droga che paralizza la funzione K dei seguaci saturandone il pensiero. Così facendo, quelle visioni del mondo educano personalità - direbbe Meltzer [trad.it. 1981] - di tipo perverso-tossicomane: personalità che ricercano sempre lo stesso veleno, le solite idee morte; disposte a uccidere chiunque faccia loro balenare l'esistenza di un cibo fresco con cui nutrire la mente, chiunque raffiguri la possibilità di una vita diversa. <o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>A scanso di equivoci non voglio dire - è chiaro - che sempre il vecchio sia male e il nuovo bene. L'origine del Male, quello con la maiuscola, non sta certo nella <i style='mso-bidi-font-style:normal'>consapevole</i> fedeltà alle situazioni, alle idee, ai valori del passato; sta invece - a livello psicologico - nel rifiuto <i style='mso-bidi-font-style:normal'>a priori</i> di ogni novità, nel non volerne sapere, nella ricerca di una vita assolutamente prevedibile. Chi fa così, chi rifiuta l'esplorazione stessa, vedrà in ogni esploratore un nemico mortale da distruggere.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Paradossalmente, la <i style='mso-bidi-font-style:normal'>realtà</i> del Male nasce dalla fantasia onnipotente di eliminare radicalmente dalla vita e dalla storia ogni <i style='mso-bidi-font-style:normal'>possibilità</i> di qualunque male. Per volere uccidere tutti i diavoli - se possibile da piccini, prima che crescano - finiamo col diventare il Diavolo noi stessi!<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><b style='mso-bidi-font-weight:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'>Referenze bibliografiche<o:p></o:p></span></b></p> <p class=MsoNormal style='margin-left:35.45pt;text-align:justify;text-indent: 8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family: Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=DE style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:DE'>Ammon</span><span lang=DE style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:DE'> G., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Gruppendynamik der Aggression. Beiträge zur psychoanalytischen Theorie</i>, Pinel-Gesellschaft, Berlin 1970. </span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style: normal'>La dinamica di gruppo dell'aggressività</i>, Astrolabio, Roma 1973.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=FR style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:FR'>Benasayag M., Schmit G.</span><span lang=FR style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:FR'>, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Passions tristes. Souffrance psychique et crise sociale</i>, Éditions La Découverte, Paris 2003. Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>L'epoca delle passioni tristi</i>, Feltrinelli, Milano 2005.</span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Bion</span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size: 12.0pt;font-family:Tahoma'> W,R., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Experiences in Groups (and Other Papers)</i>, Tavistock Publications, London 1961. Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Esperienze nei gruppi (ed altri saggi)</i> , presentaz. di F. Corrao e S. Muscetta, Armando, Roma 1971.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Bion</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> W.R., <i>Elements of Psychoanalysis</i>, Heinemann, London 1963. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt; font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Gli elementi della psicoanalisi</i>, Armando, Roma 1973.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Bion</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> W.R., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Transformations: Change from Learning to Growth</i>, Heinemann, London 1965. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Trasformazioni. Il passaggio dall'apprendimento alla crescita</i>, Armando, Roma 1973.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Bodei</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> R., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Geometria delle <span style='mso-bidi-font-weight:bold'>passioni</span></i>, Feltrinelli, Milano 1991<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Caruso</span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'> S., «Gli archetipi del mentirsi. La menzogna, la politica, l'Occidente», in <span style='text-transform:uppercase'>aa.vv.</span>, <i style='mso-bidi-font-style:normal'>La menzogna</i>, a c. di G. Marrone, Quaderni del circolo semiologico siciliano 34-35, Palermo 1992: pp. 161-172. Anche in: Caruso S., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Intellettuali e mondi possibili. Itinerari e problemi del pensiero politico moderno e contemporaneo</i>, Cusl, Firenze 1989.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Fisher</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> J.V., «<span style='mso-bidi-font-weight:bold'>A father's abdication: Lear's retreat from  aesthetic conflict »,</span> <i style='mso-bidi-font-style:normal'>International Journal of Psychoanalysis</i>, 81, 5, Oct. 2000, pp. 963-82.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Fromm</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> E., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Man for Himself. An Inquiry into the Psychology of Ethics</i>, Holt. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Rinehart & Winston, New York 1947. <i>Indagine sulla psicologia della morale</i>, Astrolabio, Roma 1971.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Fromm</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> E., <i>The Heart of Man. Its genius for good ad evil</i>, Harper & Row, New York 1964. </span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style: normal'>Il cuore dell'uomo. La sua disposizione al bene e al male</i>, Carabba, Roma 1965.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Fromm</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> E., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>The Anatomy of Human Destructiveness</i>, 1973. </span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style: normal'>Anatomia della distruttività umana</i>, Mondadori, Milano 1975.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB;mso-bidi-font-weight:bold'>Kohut</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB;mso-bidi-font-weight:bold'> H., <i style='mso-bidi-font-style: normal'>The Analysis of the Self</i>, International Universities Press, New York 1971. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt; font-family:Tahoma;mso-bidi-font-weight:bold'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style: normal'>Narcisismo e analisi del Sé</i>, Boringhieri, Torino 1977.</span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Kohut</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> H., «Thoughts on narcissism and narcissistic rage», <i style='mso-bidi-font-style:normal'>The Psychoanalytic Study of the Child</i>, 27, 1972, pp. 360-400. Poi in: <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Self Psychology and the Humanities</i>, W.W. Norton & Co., New York 1985. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. «Riflessioni sul narcisismo e la rabbia narcisistica», in <i style='mso-bidi-font-style: normal'>Potere coraggio e narcisismo.Psicologia e scienze umane</i>, Astrolabio, Roma 1986: pp. 140-173.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Marcuse</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> H., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Eros and Civilization. </i></span><i style='mso-bidi-font-style:normal'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>A Philosophical Inquiry into Freud</span></i><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>, Beacon Press, Boston 1955. Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Eros e civiltà</i>, introduz. di G. Jervis, Einaudi, Torino1964.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Meltzer</span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'> D., <i style='mso-bidi-font-style: normal'>La comprensione della bellezza</i>, Loescher, Torino 1981.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Meltzer</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> D., <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Studies in Extended Metapsychology</i>, The Roland Harris Educational Trust, London 1986. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Studi di metapsicologia allargata. Applicazioni cliniche del pensiero di Bion</i>, Cortina, Milano 1987.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase;mso-ansi-language:EN-GB'>Meltzer</span><span lang=EN-GB style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB'> D., <span style='text-transform:uppercase'>Williams</span> <span style='text-transform:uppercase'>Harris</span> M., «The aesthetic conflict: its place in the developmental process», 1988. </span><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>Trad.it. <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Amore e timore della bellezza. Il ruolo del conflitto estetico nello sviluppo, nell'arte e nella violenza</i>, Borla, Roma 1989.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Natoli</span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'> S., <i style='mso-bidi-font-style: normal'>La felicità. Saggio di teoria degli affetti</i>, Feltrinelli, Milano 2003.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Pulcini</span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'> E. (a c. di) <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Teorie delle passioni</i>, Kluwer Academic Pubs., ed.it. Bologna 1989.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Pulcini</span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'> E., <i style='mso-bidi-font-style: normal'>L'individuo senza passioni. Individualismo moderno e perdita del legame sociale</i>, Bollati Boringhieri, Milano 2001.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma; text-transform:uppercase'>Vegetti Finzi</span><span style='font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'>, S. (a c. di), <i style='mso-bidi-font-style:normal'>Storia delle passioni</i>, Laterza, Roma-Bari 1995.<o:p></o:p></span></p> <p class=MsoNormal style='text-align:justify;text-indent:8.5pt'><span style='font-size:10.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Tahoma'><![if !supportEmptyParas]> <![endif]><o:p></o:p></span></p> </div> <div style='mso-element:footnote-list'><![if !supportFootnotes]><br clear=all> <hr align=left size=1 width="33%"> <![endif]> <div style='mso-element:footnote' id=ftn1> <p class=MsoFootnoteText><a style='mso-footnote-id:ftn1' href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""><span class=MsoFootnoteReference><span style='font-size: 8.0pt;mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:Tahoma'><span style='mso-special-character: footnote'><![if !supportFootnotes]>[1]<![endif]></span></span></span></a><span style='font-size:8.0pt;mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:Tahoma'> Per chi non è pratico di queste cose: l'ansia non è di per sé patologica, ma l'ansia generalizzata è il più penoso dei disturbi ansiosi. Il Disturbo d'Ansia Generalizzata (DAG) trova una sua precisa collocazione nel DSM (il manuale diagnostico della psichiatria internazionale).<o:p></o:p></span></p> </div> </div> </body> </html> <p align="justify"> <b>Questo documento è soggetto a una licenza <a href='http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/' class='nw' target='_blank'><u>Creative Commons</u></a></b> </p>